domenica, 27 gennaio 2008

aNTIDOTO CONTRO L'aTTACAMENTO

A poi successe una cosa inaspettata, lei era li, accanto alla finestra, tra il gioco d’ombra e luci della cornice di legno, la luce delle candele, lo strepitio della legna sul fuoco. Era li enigmatica e assorta, scivolata silenziosamente all’interno della stanza, tra le conversazioni goliardiche degli amici. I lunghi capelli lisci e castani sul maglione bianco, la bocca socchiusa, l’aria fragile dovuta al fisico esile da ragazzo.maghen david

Giocherellava con il ciondolo di una catenina al collo, Carlo la raggiunse, silenzioso, riempiendosi gli occhi di lei, della sua immagine, della sua grazia. Gli sembra di respirare a pieni polmoni, quasi come dopo una lunga corsa, emozionato, col cuore in gola ma deciso a non far trasparire nulla. Le si accosto, Anna si accorse di lui. Lo guardò, abbozzo un sorriso a labbra chiuse, lasciò il ciondolo che poco prima stringeva e volse gli occhi fuori alla finestra, al panorama lunare che solo la neve sapeva così imitare. Qualcosa ora splendeva nella scollatura tra la camicia bianca e le pelle olivastra, era una Maghen David d’argento, la stella a sei punte universalmente accettata come simbolo del popolo ebraico.

Carlo rimase come stregato da ciò che aveva appena visto, da quel piccolo amuleto che fuori dal sistema giudaico viene utilizzato prevalentemente nell’occultismo. E in un attimo fu come arso dal desiderio, dal desiderio di essere soli, di stringerla tra le braccia e come un fiume in piena di poter dare sfogo ai propri sentimenti, all’impossibilità di nascondere ulteriormente ciò che provava per lei, dell’intollerabile sofferenza di  fingere indifferenza verso gli sguardi rivolti a lei dagli altri uomini, dai loro ammiccamenti, delle loro battute.

Dei loro goffi tentativi per rimanerle accanto, di sfiorarla con le mani, dei loro sguardi finto ingenui.

Fu come se Carlo avesse bevuto troppo, il suo corpo bruciava di calore, la bocca impastata, la salivazione azzerata. Si sentiva allo stesso tempo leggero, euforico, e pesante. La mente offuscata e allo stesso tempo lucida. Prese consapevolezza dell’impossibilità di parlare in quel momento, della necessità di mantenere il riserbo, di non scoprirsi tale era la vulnerabilità che il contesto, lei, il suo odore, la sua vicinanza così intima gli avevano scatenato.

Volse quindi le spalle e si allontanò da lei, tentò di farlo con naturalezza, aveva bisogno di aria, aveva bisogno di non averla così vicino fisicamente, perché mentalmente era impossibile tanto la sua persona si era impossessata di lui.

Si versò da bere e sempre con malcelata naturalezza si avvicinò alla porta, girò la maniglia e si immerse nell’oscurità illuminata dalla neve, lo colpì l’aria gelida, si chiuse la porta alle spalle, i rumori provenienti dalla casa gli arrivavano ovattati. Tentò di calmarsi, di ritornare ad uno stato normale, non tollerava questa morbosa attrazione che lo spingeva agli istinti primari, tentava di riprendere possesso della sua mente, di non farla vagare, di respingere questo attaccamento  alla persona di lei.

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venerdì, 14 dicembre 2007

Girls just want to have fun...

 

0011Ci sono delle canzoni che inevitabilmente faranno per sempre parte della colonna sonora della nostra vita. Chiaro sono legate a dei particolari momenti. Tutti nostri. E riascoltarle ora, anche dopo tanti anni, è un incredibile flashback, quasi un rivedersi dall’alto, dentro la sfera di cristallo conoscendo il dopo e il poi. Sono gli anni 80 e sono un adolescente, vado a scuola, tengo un diario, ho una compagnia, un ragazzo. Ho anche un cane, Pluto. La musica allora era sostanzialmente radio e qualche cassetta, qualche disco in vinile. Per la tv inizia la programmazione di MTV e noi siamo li, incollati agli schermi, dopo la scuola, dopo pranzo. E’ una rivoluzione. Video 24 ore no stop. Si apre un mondo fatto di musica ed immagini.  Voglia di studiare poca giusto a tirare una sufficienza, voglia di correre fuori, prendere il motorino, Ciao Piaggio della sorella maggiore, e mettere mano all’accelleratore, capelli al vento, sorrisi dolci stampati su guance sode da sedicenne.

Ho i capelli a caschetto con i boccoli, le labbra carnose, gli occhi grandi. Sono sempre in bicicletta, gialla, fatta dipingere dal papà, con le amiche ci si perde dentro sogni, dentro i se i ma, i vorrei, i genitori sono una palla al piede, vorremmo essere tutte più libere, nei pomeriggi ci troviamo a studiare a casa della compagna del cuore, ridiamo per un nonnulla, arrivano le ragazze cattive, Cindy Lauper, Madonna, e noi li, con le nostre magliettine con Snoopy sogniamo Londra e vorremmo immitarle. Fumiamo tutte o quasi, il massimo della trasgressione. Pacchetti di sigarette e chewing gum per nascondere l’odore di fumo. Primo pacchetto North Paul, sono alla menta. Alle prime boccate ci viene la nausea, ci gira un po’ la testa, ma ci sentiamo ganzissime.

La compagna di banco si chiama Laura, per me è bellissima, ha le lentiggini, la risata forte, la battuta pronta, mi fa ridere alle lacrime, mi sento fiera di essere stata scelta, accarezzata dalla sua amicizia, alla mattina una delle consolazioni è sapere di trovarla al solito posto in classe. Arriva anche lei in bicicletta, ma arriva presto, fa in tempo a chiacchierare con le altre, deve fare molta strada, io abito relativamente vicino alla scuola e sono sempre in ritardo, alla mattina corro sempre, mi alzo sui pedali per acquistare velocità. Ho fatto pure delle cadute memorabili, una volta andando alle medie ho planato davanti alle entrata dei bambini delle elementari, ma in quegli anni si è fatti di gomma e ci si rialza in piedi più rossi dalla vergogna che dal male.

La scuola non ci piace, non siamo come Alba Chiara di Vasco Rossi, ci sembra sempre che le insegnanti ce l’abbiano con noi, e a volte è vero, di non imparare niente di interessante, di fare scorta di qualcosa che nella vita non ci servirà. Quella di scienze è una pazza e quella di matematica poi …una frustrata. Alle magistrali si studia il latino, versioni, ricordo interi pomeriggi a ripetere declinazioni. Mi annoi, mi distraggo presto, penso a quando sarà ora di uscire, perdo tempo. Ogni tanto papà fa capolinea nella stanza “stai studiando?” “Si, papo”. Mi danno sempre fiducia, fino al giorno della pagella e allora li sono dolori, urla, punizioni “e adesso non esci più fino a quando non avrai recuperato la sufficienza!”.

Ma restano arrabbiati per poco e tutto riprende come sempre, hanno qualche preoccupazione con Stefania, che ha 5 anni di più ed inizia a prendersi qualche libertà senza autorizzazione.

I ragazzi non sono un problema, non per me, alle medie ho scoperto di essere molto carina, una delle più belle della scuola, alle feste fanno a gara per invitarmi a ballare. Ci gioco molto su questa cosa, siamo giovani donne ma l’arte della seduzione è qualche cosa di atavico, facciamo le finte ingenue e tra amiche prendiamo in giro questi ragazzini, passiamo pomeriggi sui divani di Erica e ridiamo di loro.

La mamma è generosa, ci accompagna a fare acquisti nei negozi più belli, aggiusta il tiro dei nostri gusti ancora acerbi. Io e Stefania ci litighiamo i vestiti, li mettiamo di nascosto prendendoli dallo scaffale dell’armadio, abbiamo la stessa taglia, la stessa corporatura. Litighiamo spesso però ci copriamo “ehi di a mamma che sono ….”

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mercoledì, 12 settembre 2007

chitarra e armonica in chiave anni 70

Caterina

vi capita di riascoltare ossessivamente la stessa canzone fino alla sua totale assueffazione? ... se non la conoscete "Caterina" di Francesco De Gregori è una canzon piena di poesia, dolcemente nostalgica, di un amore sfiorato e perduto, di un viso che si vorrebbe timidamente ritrovare anche se segnato dal tempo,con la paura di essere diventati troppo vecchi, di un ricordo di giovinezza spensierata, di chitarra suonata al chiaro di luna, di piedi scalzi e labbra piene di ragazza, di una Firenze di vicoli, strade strette e vestiti leggeri, dell'idea di avere tutto il tempo davanti, di beata incoscienza, di una collana regalata e poi spezzata in un moto di delusione e rabbia per un amore che vola via ...

Poi arrivò il mattino e col mattino un angelo
e quell'angelo eri tu, con due spalle da uccellino
in un vestito troppo piccolo e con gli occhi ancora blu.
E la chitarra veramente la suonavi molto male,
però quando cantavi sembrava Carnevale,
e una bottiglia ci bastava per un pomeriggio intero,
a raccontarlo oggi non sembra neanche vero.

E la vita Caterina, lo sai, non è comoda per nessuno,
quando vuoi gustare fino in fondo tutto il suo profumo.
Devi rischiare la notte, il vino e la malinconia,
la solitudine e le valigie di un amore che vola via.

E cinquecento catenelle che si spezzano in un secondo
e non ti bastano per piangere le lacrime di tutto il mondo.
Chissà se in quei momenti ti ricordi della mia faccia,
quando la notte scende e ti si gelano le braccia.

Ma se soltanto per un attimo potessi averti accanto
orse non ti direi niente ma ti guarderei soltanto.
Chissà se giochi ancora con i riccioli sull'orecchio
o se guardandomi negli occhi mi troveresti un pò più vecchio.
E quanti mascalzoni hai conosciuto e quante gente e quante volte hai chiesto aiuto,
ma non ti è servito a niente.

Caterina questa tua canzone la vorrei veder volare
per i tetti di Firenze per poterti conquistare.

 

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mercoledì, 20 giugno 2007

Io sono dentro di telallaromano

nel misterioso modo

che la vita è disciolta nel sangue

e mescolata al respiro

LALLA ROMANO

da un vecchio scritto .....

Ad una amica (s)conosciuta

 

Un pensiero a Lalla che muore oggi.   Ci prendemmo per mano con dolcezza, io da uno scaffale polveroso e lei dalla prima pagina di Una giovinezza inventata.

Con lei   respirai Torino ed incominciai a percepire l’ingiustizia delle persecuzioni razziali, il ricordo vago di una valigia che veniva trascinata per strada.

 Ero piccola e la scoperta fu tutta mia, inconsapevole certo,  allora non lo capii, ma quello fu il mio primo incontro con  la letteratura.  

 

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mercoledì, 20 giugno 2007

Parigi dentro Parigi

decisamente un bel post!

NPassaggio_2el mio quartiere la gente è o molto ricca o molto povera. Da sette anni le cose sono cambiate molto. Via i panettieri, i fruttivendoli, i calzolai. Benvenute le boutiques,  dove il comune denominatore è l’omologazione.
Vestiti con i teschi, sandali d’oro e d’argento, gonne floreali, cappellini in cotone fatti all’uncinetto, bottoni di madreperla, fiocchi in velluto, borchie, cuoio invecchiato, nappa di cerbiatto morto* morbido e accessori brillanti e spiritosi. Ed ancora gallerie d’arte con proprietari magrissimi e nervosi, gallerie di fotografie d’autore intasate d’americani con scarpe di Gucci e Vitton. La gente acquista ed è fiera dei propri pacchetti che si muovono al passo delle cosce dei nuovi proprietari. I marciapiedi sono molto stretti e se non fai shopping, ma desideri semplicemente rincasare devi spendere tutti i tuoi pardon per fare 500 metri.
Il sabato e domenica è il coprifuoco, circola della gente spaventosa, travestita da intellettuali viziati, da omosessuali in ritardo, da separati con figli trascinati e da coppie finite nella gita sbagliata.
Chi abita da tanto tempo qui, però, ha segreti che non svelerebbe nemmeno sotto tortura, nemmeno se rinchiusi in ascensore per 5 giorni con Milly Carlucci entusiasta e chiacchierona.
I passaggi nascosti, i cortili bucati, le stradine che sfociano a sorpresa in altre stradine.
Io semino volentieri i people from Ibiza e fuggo felice fra odor di umido e di mosto.
Saìma, una portinaia che mi legge nel pensiero, tutte le  volte che mi vede sgattaiolare dalla pazza folla, mi strizza l’occhio e richiude il portone sul mondo agitato.

il resto lo potete leggere direttamente al blog di Rapida  http://rapida.blog.kataweb.it/filosofia/

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mercoledì, 06 giugno 2007

"le serenate all'istituto Magistrale nell'ora di ginnastica o di religione......"

Ciao cara compagna di banco,amiche
ho saputo che stai bene ... è stato un sollievo sapere che non ci sarebbe stata ulteriore sofferenza, cure, dolore. Sei così bella, con le tue lentiggini, i tuoi capelli mossi, la tua allegria, gli occhi verdi. Ti porto sempre qui, nel mio cuore ...anche lontane. Come dimenticare tutte le mattine passate una accanto all'altra. Ti avevo scelta mi avevi scelta. Mi sentivo capita, ti sentivo sempre dalla mia parte, serena sempre, senza mai aspettarmi invidie o gelosie. In quel banchetto stretto dove quasi toccavano le ginocchia, chissà cosa ti raccontavo io? quali erano i miei crucci di allora? E poi quanto mi facevi ridere, con i tuoi racconti, con i tuoi innamoramenti, con la tua vita parallela dentro quella vasca d'acqua. Mi hai fatto sempre sentire così bella con il tuo sguardo carico di affetto, sempre per me sei stata bellissima, cara, speciale, una consolazione alla sveglia quotidiana, alle interrogazioni, sempre complici.

Alla mattina tu arrivavi presto, parlavi con le altre, avevi già una vita prima di iniziare scuola, pedalando in bicicletta facevi il Corso e li ti si apriva un mondo che io, con le mie corse trafelate dalla parte dell'adigetto, sempre in ritardo, sempre all'ultimo momento, non potevo neanche immaginare. Non mi sono mai voluta piegare agli orari prestabiliti, e si che di strigliate ne ho prese tante, anche al lavoro fisso che fortunatamente non c'è più, che fatica, che inconscio atto di ribellione, qualcuno lo definirebbe incapacità di organizzarsi, ma la mia realtà è l'insofferenza alla routine, alle regole ... mi coinvolgevi a fare cose pazzesche durante l'ora di ricrezione, ci vedo ancora arrampicate in una delle finestre del bagno (nell'ala più esterna rispetto alla nostra aula) per poter vedre anche solo per un istante il tuo amato ... ricordo quando venivo a trovarti a casa, ti aspettavo seduta sulla muretta e arrivava il gattone a coccolarsi. E il quinto anno te lo ricordi? col professore ferrarese di filosofia che si era preso una cotta per me, gli anni di cartura ( con la c minuscola), e la Linda con cui non ci si parlava più (che strano rapporto il nostro) per poi riprendersi gli anni dell'università e poi perdersi di nuovo, e la Carretta? e la bella compagna (non mi ricordo il nome) che si rapava le sopraciglia e durante l'interrogazione con il professorino di filosofia disse "che Kant si era rotto i coglioni"??? che ridere ... va beh ... ieri mi era preso l'ansia e tramite intercessione ho chiesto di te, spero che si riesca ad organizzare la rimpatriata la domenica che sai, tutte e tre nel lettone, nel tuo bel nido, a chiacchierare tutta la notte ...

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categoria:note a margine
lunedì, 04 giugno 2007

Ciao Paolo

anni80grandicompagnieCi sono delle canzoni che ti prendono e ti riportano indietro nel tempo, come un salto nello spazio, e ti rievocano immagini, persone e parole .... vorrei parlare di Paolo, Paolo Cataldo, morto prematuramente all'eta di 18 anni a seguito delle ferite riportate in un incidente automobilistico, vicino a Cortina, dove studiava, in quel w/e lontano da noi, che eravamo parte della sua compagnia ... ricordo ancora quando alla sera ci arrivò la notizia, eravamo al bar della tassina, vicino a casa mia, tutti gli amici, increduli, ci arrivavano le notizie, poi arrivò anche la sorella e capimmo che era tutto vero ...Paolo non c'era più.

Sono passati 20 anni e il ricordo che ho di lui è ancora forte, Paolo era bello, anzi era quello che tra noi ragazze definivamo civettuole "un gran figo", lo rivedo ancora con la sua polo arancio, i jeans azzurro chiaro, le scarpe Nike di pelle con la striscia blu, magro e alto, con il ciuffo pettinato in parte e la moto, gli occhi grandi, scuri ... erano gli anni delle grandi compagnie, del Ciao su in due, del liceo, degli innamoramenti di un giorno, delle sigarette fumate di nascosto .... parlava tranquillo Paolo, era diverso dagli altri ragazzi che amavano fare a quell'età i machi, Paolo era gentile, colto, di un'estrazione sociale  che si rifletteva sui suoi movimenti pacati, gentili, raffinati,  era questa la differenza che colpiva, il contrasto con gli altri ... l'ultima volta che l'avevo visto, qualche settimana prima, avevamo passato un paio d'ore insieme, da soli, a parlare e passeggiare, così in amicizia ...è passato tanto tempo, oggi sei tornato a trovarmi con il tuo ricordo, ciao Paolo dovunque tu sia ..


"hon oi theoi philusin apothn_skei neos"
(Muore giovane colui che è caro agli dei)
Menandro

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giovedì, 01 febbraio 2007

5 minutiIl mondo al buio per cinque minuti"
appello delle ong per l'emergenza clima

 

bloggers aderite all'appello lanciato in tutto il mondo dalle ong ambientaliste francesi che hanno proposto per questa sera un blackout volontario di cinque minuti:  nella capitale francese dalle 19.55 alle 20 saranno "oscurati" la torre Eiffel e gli altri monumenti più famosi. Appello rilanciato ed accolto da ciascun "volontario" nel mondo.

Dobbiamo fermare il cambiamento climatico prima che questo ci costringa a spegnere le nostre lampadine per sempre". La vera rivoluzione "non è spegnere le lampadine, ma cambiarle e sostituirle con quelle ad efficienza energetica", dice l'organizzazione ambientalista internazionale, mentre Grazia Francescato, deputata e presidente onoraria dei Verdi commenta che "questo invito al buio è un segnale importante: finalmente, potremmo dire, si è fatta luce su un problema, quello del cambiamento climatico, che rappresenta la sfida più grande che abbiamo davanti".

Ci siamo quasi

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venerdì, 24 novembre 2006

copertinadvd

Stamattina ho sguinzagliato il papà pensionato, in visita da qualche giorno, all'acquisto del film documentario di Diario "Uccidete la Democrazia"... notare che non erano ancora le 8 della mattina e ben dopo quattro edicole, il nonnino rientrava vittorioso con l'ultima copia rimasta all'edicola di  P.zza Duomo. Tra l'altro l'edicolante si è pure lamentato con il pensionato vedendolo con un quotidano acquistato nell'edicola precedente ....

Tutto esaurito in pochissimo tempo. C'era da immaginarselo visto l'eco ... a Deaglio, che ipotizza presunti brogli elettorali nelle scorse elezioni politiche,  va riconosciuto il merito di non aver fatto cadere nel dimenticatoio una vicenda  che ai molti come me, che trascorsero la nottata in piedi, ci avevano visto qualcosa di non chiaro sull'andamento  della trasmissione dei dati al Viminale.

Il documentario, nel quale si ipotizza l'esistenza di un programma informatico che avrebbe trasformato alle ultime elezioni politiche le schede bianche in voti per Forza Italia ha già procurato un risultato: saranno acquisiti i verbali dei seggi per contare le schede bianche e confrontare i dati con quelli arrivati al Viminale. Quello che sconcerta è il  crollo inaspettato proprio del numero delle schede bianche: da 1.692.048 ad appena 445.497, 1.246.551 in meno. Un crollo stranamente uniforme in tutto il Paese, talmente singolare da aver indotto all'errore tutti gli istituti di sondaggi.

Quindi stasera, al rientro di Stefano ci daremo alla visione ... e buona visione a tutti

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sabato, 18 novembre 2006

Niente da fare: 16 -23

Ci abbiamo sperato fino all'ultimo ma la sconfitta è arrivata nel Jaguar Test Match giocato oggi al Flaminio di Roma contro l’Argentina ... comunque partita emozionante e sofferta con urli e incitazioni dal divano ... grazie anche all'assalto finale dei nostri che alla fine verranno però stoppati da Todeschini che la  piazza da metà campo... bravi i rodigini!rugby

 

postato da: rosselli alle ore 19:23 | Permalink | commenti (1)
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venerdì, 17 novembre 2006

charlieciccioCiccio è cresciuto e se ne va dal foglio arancione ...anche questo è un segno dei tempi .... gli anni passano, per lui, per noi ... se ne va e salta in groppa all'elefantino...che fiuto ne ha e allora vado ciccio per la sua strada e sia!

certo un pò fa impressione, ricordo ancora l'entusiamo  dell'acquisto dei primi fogli arancioni ... della nascita di new politics ... della spinta per inserirlo in tutte le librerie ... delle mail scritte al direttore e della loro pubblicazione ...epica fu:

tra moglie e marito non mettere Vacca (che stava per Giuseppe, il filosofo) ecc...

anche il baffetto perfido, nomignolo affettuoso al direttore, qualche mese fa se n'è andato, spiccato per voli più istituzionali ...ma sono fasi, del "non lavorare con lentezza" ...ma un pò impressione la fa lo stesso ...  e allora buona fortuna ciccio ... questo salto della quaglia ci inorgosisce, nel nostro piccolo ...se  non altro un motivo in più per acquistare il buon foglio.

il vecchio ciccio lo troverete qui

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sabato, 21 ottobre 2006

Momenti nostalgici

sigarettaSempre a proposito di Woody Allen ... oggi mi sento così ...sarà la pioggia:

«Ho smesso di fumare. Vivrò una settimana di più e in quella settimana pioverà a dirotto.»

La verità è che anche se passano gli anni e la dipendenza dalla nicotina sembra un ricordo lontano ...arriva sempre quel momento in cui ...si come adesso.... che una sigarettina in mano, un tiro qua e la mentre si smanetta al computer ... un gioco goliardico a formare anelli di fumo ... si insomma arriva quel momento in cui ti senti smaniare, e vorresti scendere in strada a chiedere una sigaretta al primo passante e fumartela con gusto, anche se con principio di nausea al terzo tiro (chiaro, non fumi più da anni!) ....
Nella vecchia casa, dentro all cassetto del comodino della camera da letto, tengo ancora l'ultimo pacchetto di sigarette, Merit, pieno per metà... quando passo di la ogni tanto lo vado a guardare ... buttarle? perchè mai ... anche se a questo punto credo siano infumabili ...

ah dimenticavo ...quella della foto non sono io ... però, come dire, esprime bene lo stato d'animo del momento ...

postato da: rosselli alle ore 15:26 | Permalink | commenti (5)
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venerdì, 20 ottobre 2006

Allen

Central Palestro

Oggi pomeriggio mentre passeggiavo per i giardini di via Palestro mi sono sentita molto newyorkese ....saranno stati i colori dell'autunno, il clima, le foglie .... ma da un momento all'altro mi aspettavo di veder spuntare Woody Allen ... a Central Park ci sono stata nel Natale del 2002 ...una nevicata pazzesca, tutto era ricoperto da un manto bianco. .. comunque oggi passeggiavo e stavo bene, col cappottone lungo, il cane al guinzaglio, mi guardavo intorno, poche persone, molte donne, molti cani e qualche bambino ... ah alla statua di Montanelli non mi abituerò mai, infatti anche oggi mi sono messa a ridere ... troppo lucida, catarifrangente ..sembra veramente uno dei rockets (gruppo musicale deglia anni 70 dal look alieni argentati)... comunque giornata fruttuosa ... per 3 euro ho portato a casa "il tamburo di latta" di Gunter Grass nella prima edizione Feltrinelli del 1962 e udite udite, autografato (stranamente sulla copertina)!

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venerdì, 13 ottobre 2006

lettera semi-aperta ad una amica

Enneagramma

.... e così pensi sempre, qui mi ha fatto ridere, certo è normale pensare anche se (e questo mi deriva da studi diciamo filosofici esoterici) il pensare sempre, pensare ad altro, significa ... attenzione non prenderlo alla lettera, non "avere il controllo sulla propria mente" ovvero non vivere il "qui ed ora" insomma un discorso sugli stadi di coscienza dell'uomo ... ma è meglio che te lo spieghi con parole non mie

Ouspensky ci suggerì di compiere un semplice esperimento che lui stesso aveva fatto dopo aver udito per la prima volta quest'idea del sonno all'inizio del lavoro su di sé. Dovevamo sederci da soli in una stanza tranquilla, quindi guardare le lancette di un orologio poggiato su un tavolo vicino e vedere per quanto tempo riuscivamo a mantenere il seguente pensiero:

"Sono qui seduto a guardare le lancette di un orologio e sto tentando di ricordare me stesso".

Dapprima non avevamo l'impressione che si trattasse di un'impresa particolarmente formidabile, ma due o tre esperimenti di "autoricordo" bastarono a dimostrarci tutta la sua difficoltà. Pensieri distraenti si introducevano continuamente nel cerchio della nostra auto-consapevolezza spingendocene fuori, sicchè smarrivamo il sentimento dell''Io', per risvegliarci, dopo un paio di minuti, al fatto che ci eravamo completamente perduti nelle nostre immaginazioni e ora eravamo di fronte ad un tavolo e fissavamo vacuamente le lancette di un orologio. Il sentimento dell''Io' era evidentemente così debole che non cera nulla per quanto banale che potesse disperderlo.

Era umiliante scoprire con quale frequenza scomparivamo nella terra del sogno durante l'esperimento, per ritornare solo molto tempo dopo a quello che presumevamo di star facendo.

Ouspensky ci incitò a perseverare in questi sforzi malgrado i nostri insuccessi, poiché disse, il primo passo verso il ricordo di sé consisteva nel rendersi conto fino in fondo della nostra incompleta incapacità. Aggiunse che quanto più apprezzavamo il nostro presente stato psicologico di sonno, tanto più avremmo apprezzato l'urgente bisogno di trasformarlo".......

Ouspensky sosteneva che "L'uomo è addormentato. Nel sonno è nato, nel sonno egli vive e nel sonno muore"e insisteva sull'importanza dell'auto-osservazione, continuando a osservarci attentamente avremmo scoperto che i momenti di 'rinvenimento' e di comprensione della nostra esistenza erano molto brevi e separati l'uno dall'altro da lunghi periodi di auto-oblio in cui pensavamo, sentivamo, ci muovevamo e agivamo senza essere minimamente consci della nostra esistenza.

In parole povere (e qui rientro io) , il constatare se siamo o meno presenti quando facciamo le cose, queste continue fluttazioni della coscienza (veri e propri vagabondaggi mentali) non ci permettono di ESSERE anziché semplicemente di esistere.

Insomma per me queste furono teorie rivoluzionarie, che atavicamente erano sempre state dentro di me e che ad un certo punto della mia vita, sono emerse ... tramite i testi apparentemente no-sense delle canzoni di Battiato  sono approdata ad una lunga ricerca che mi ha fatto incontrare queste teorie filosofiche di Gurdjieff, di cui Ouspensky fu il discepolo più autorevole ...

Da quando cominciai ad avere consapevolezza di essere "addormentata" e di avere poca presenza mentale, di agire meccanicamente, con la testa immersa sempre in altri pensieri, iniziai veramente ad intraprendere un percorso di autosservazione attraverso il quale mi imponevo di avere maggiore responsabilità di ciò che andavo facendo, il "qui ed ora", e di avere un maggior controllo sulla mia mente .....

Mi divertivo ad osservare le persone negli autobus cercando di distinguere chi, tra i diversi stadi di coscienza, poteva definirsi addormentato o desto.

Se ti interessa l'argomento (ahimè alquanto complesso) puoi leggere: L'insegnamento di Gurdjieff di Kenneth WalKer, casa editrice Astrolabio.

Sul maestro della scienza segreta Gurdjieff ne leggerai di cotte di crude, ma io credo che con un mente aperta e critica si possa leggere di tutto, anzi io mi stupii molto di quanto si possa andare in profondità delle cose, e di come alcuni concetti banali e quotidiani ti possano apparire tali solo una volta affrontati o meglio incontrati e meditati.

Capirai? Certo che capirai ti reputo una persona intelligente e ti ho voluto far partecipe di una mia esperienza, quando colpita da un disagio nebuloso cercai di capire cosa ci poteva essere alla base di questo diffuso malessere ... questi libri li ho letti un bel po' di anni fa, una decina d'anni oramai e alla fine quelle teorie non erano altro che la sintesi di un pensiero orientale misto occidentale, non per niente Buddha significa "il risvegliato".

Dietro a queste cose poi ci sono dei mondi sommersi che sai riconoscere solo quando si è iniziati (informati dei fatti :)) ..a Bologna tramite una semplice locandina che tappezzava tutta città e che riportava esclusivamente un disegno (il simbolo del diagramma graduato e l'ennogramma) e un numero di telefono cellulare, perciò ignota ai più,  approdai ad un corso di lezioni molto interessante il quale prevedeva alla fine l'associarsi ad una .... Chiamiamola associazione dalla quale mi dissocia per puro spirito di come chiamarlo ....cane sciolto? Spirito di sopravvivenza ....oppure forse solo e puro scetticismo?

il resto lo taglio perchè è troppo personale.

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venerdì, 29 settembre 2006

Mi ritorni in mente ...

Duomoooooooooo

Settembre, personalmente parlando, è il mese più nostalgico dell’anno ... sarà che ritrovo nell’aria gli stessi odori e rivivo le stesse giornate di diversi anni fa quando con la mia valigietta di cartone lasciai (nel giro di una settimana) Bologna, dove vivevo e lavoravo,  per venire a Milano, capitale italiana dell’editoria, e fonte di buone speranze … ieri per esempio passeggiavo per via Porpora sbocconcellando un pan dei morti  (che prende il nome dal fatto che si usa produrlo e consumarlo in concomitanza con la festività dei Santi e dei morti  i primi di novembre) … dolce a me sconosciuto prima della mia venuta nella città meneghina… e già un piccolo pezzo di dolce di cacao, cannella, pinoli e noci …. mi riportava indietro, a quando con compiacimento e curiosità mi ritrovai a girovagare per questa città. Le cose che mi colpirono da subito furono due, il melting pot, in particolar modo nella metropolitana che mi portava a poter osservare ad un passo da me le etnie più disparate, visi, occhi, gestualità, che  davano una vaga idea di città europea in gran movimento e in ultimo le grandi distanze.  Cresciuta prevelentamente in una piccolissima città e recentemente abituata a muovermi in bicicletta per Bologna, una città comunque ancora a misura d’uomo, il fatto di “spendere” 40 minuti del mio tempo per percorrere con i mezzi una distanza era per me una cosa abbastanza sconvolgente per la quale dovetti fare appello a tutta la mia forza di rassegnazione per sopraffare l’insofferenza.
Comunque ero a Milano… e allora pioveva tutti i giorni . Lavoravo in Piazza Duomo (proprio di fronte alla Cattedrale) e quella fu una buona scuola …soprattutto perché i turni coprivano anche la sera fino alle 23 e volontariamente o meno si entrava in contatto con delle realtà parallele che per chi frequenta la città eclusivamente nelle ore diurne ne ignora l’esistenza.  
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venerdì, 22 settembre 2006

Notte prima degli esami

Al Roccati anni 80

Di quegli anni ricordo le grandi corse in bicicletta per arrivare prima del suono della campanella di inizio, i corridoi immensi, il sorriso e gli occhi addormentati della cara compagna di banco, lo stress per le interrogazioni, i giochi goliardici tra le compagne di classe, il cortile della scuola, la gentilezza della signora Maria, la bidella bionda ed elegante dal sorriso buono dalla quale molti professori avrebbero dovuto andare a lezione di buone maniere, la ricreazione con le schiacciatine e l’uomo dei panini, le nottate sui libri per l’interrogazione del giorno dopo, gli innamoramenti della cara compagna di banco (sempre impossibili!!!) i diari zeppi di dediche e scarabocchi, le matite colorate, i soprannomi e le risate soffocate per non farsi scoprire dal professore di turno  …insomma ricordo anche l’odore di quelle giornate che sembravano tutte uguali ma che a ripensarci erano tutte diverse e che alla fine anche se allora speravi che quegli anni passassero in fretta, perché la voglia di crescere e di liberarsi da quella schiavitù quotidiana era tanta, ora sai che ogni giorno ha valso la pena di essere vissuto e che i ricordi rimangono sempre dentro di noi …soprattutto le cose belle

 

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sabato, 16 settembre 2006

ciao Oriana ...

Oriana

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sabato, 22 luglio 2006

Fleur Jaeggy Fleur JaggyJPG

 

L’ho incontrata in un posto che inizialmente mi era sembrato inusuale per lei. Fuori luogo, ma ad una più attenta osservazione al suo andarsene, i grandi quaderni dalla copertina nera mi suggeriscono  la sua presenza. Quaderni per scrivere, prendere appunti per una qualche traduzione oppure necessita di fare qualche fotocopia. Fleur indossa un largo cappello di stoffa nera, sui capelli grigi dalle punte all’insù, gli occhiali scuri, le labbra strette, una borsa viola di stoffa.  Appena entrata faccio la fila alla cassa, subito quella figura esile dal grande cappello a qualche metro più in la attira la mia attenzione. Mi passa accanto ed esce, è lei? la intravedo la prima volta. E’ lei, la grande borsa viola di Adelphi svela la sua identità. Rientra, torna alla sua postazione, ha dimenticato una borsa di carta dalla quale ora sta estraendo un copri faldone. E’ distratta, ha dimenticato la borsa. Mi ripassa accanto, la guardo insistentemente, vorrei dirle qualcosa, ma non so cosa, tutto mi sembra banale, allora le parlo con lo sguardo, se ne accorge ma è una frazione di secondo ed è già fuori, in strada. Il silenzio è un saluto a lei più consono.

 

Oggi al Libraccio ha comprato due suoi libri, sono la prima edizione: 1994 e 2001.

Portano entrambi  una dedica con firma dell’autrice.  Ad Enzo eccetera.

Anche la firma è scarna, sembra una croce. Quando leggo i suoi libri mi costringe ad un ritmo serrato, la vedo intenta a limare per ore, giorni quelle frasi. L’importante è “colpire il bersaglio”. O essere colpiti.

 

Nell’intervista a Valeria Numerico di qualche anno fa, che ho ritagliato ed inserito in uno dei suoi libri avevo sottolineato una frase, un modo di vedere, con la quale ho molta affinità: “Si, provo una tenerezza infinita per quelle creature…Per gli umani meno? I sentimenti possono essere anche molto forti, ma forse, c’è meno abbandono. Con gli animali puoi stabilire un legame non complicato. Tra gli esseri umani il legame, a volte, affatica… L’amore perfetto non accorda favori …””

Firma Fleur

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categoria:libri
venerdì, 02 giugno 2006

Cara Stefania si legga Ghandi e lasci stare i cinghialiCinghialeBig

Stefania Craxi non mi è mai stata particolarmente simpatica, come persona prima, istintivamente a pelle, per il suo modo astioso di affrontare ogni genere di discorso (irrefrenabilmente mi viene sempre da farle il verso per il suo modo di parlare da bambinetta), perennemente ossessionata dalla figura di suo padre, politicamente una che si definisce socialista e sta con la destra più individualista.

Ieri sera poi, nella puntata di Vespa, dedicata esclusivamente alla presenza in studio di  donne deputate, in un servizio sulla sua giornata tipo quotidiana, se n'è uscita con molta naturalezza e con un retrogusto di compiacimento, che purtroppo, da quando è iniziata la sua carriera politica non ha più molto tempo da dedicare nel tempo libero ai suoi hobby preferiti, l'equitazione e la caccia al cinghiale. La caccia al cinghiale!!!

Improvvisamente ho capito che quello era il pezzo mancante, l'ultima  tessera del puzzle per avere un giudizio definitivo sulla sua persona.

E' bastato digitare due parole chiavi, Craxi + cinghiale, su google per avere il resoconto completo del sua passione venatoria.

[...la sensazione che ti riempie il cervello di adrenalina e ti
accelera i battiti del cuore ogni volta che i cani stanano un animale, il rumore crescente e precipitoso della preda che “rompe” nella macchia e i suoni, i profumi, i calori.
Tutto concorre a rendere una giornata di caccia al cinghiale una giornata speciale.E poi ancora il ricordo del primo sparo e del primo animale abbattuto. Il rito del battesimo compiuto nel sangue equello della divisione della preda;...]

il resto potete leggerlo qui 

Ora per me è veramente inconcepibile la partecipazione alla politica "alta" e attiva di un paese per chi non rispetta i più elementari diritti. Ci si può riempire la bocca della parola giustizia e  allo stesso tempo armarsi di fucile e andare a sparare per i boschi? Se mai S.C. dovesse passere di qui le rispondo con una citazione del grande Mahatma Ghandi

"Grandezza e progresso morale di una nazione si giudicano in base al modo in cui tratta gli animali"-

.......Spero che ritorni presto
l'Era del Cinghiale Bianco
Profumi indescrivibili
nell'aria della sera
studenti di Damasco
vestiti tutti uguali
l'ombra della mia identità
mentre sedevo al cinema oppure in un bar
Ma spero che ritorni presto
l'Era del Cinghiale Bianco........

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mercoledì, 31 maggio 2006

The day after Moratti

vignetta_retro

 

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lunedì, 29 maggio 2006

Election day

Stasera sapremo se Milano ha deciso di uscire dal dormiveglia che l’ha tenuta paralizzata in tutti questi anni … se i cittadini di Milano, di chi ci è nato e di chi l’ha scelta per viverci, stanchi dell’immobilità, dei diservizi e  del grigiore della politica che ha governato Palazzo Marino per tutto questo tempo,  abbia deciso, nell’intimità della propria cabina elettorale, di dare una definitiva svolta o almeno di dare credito a Bruno Ferrante e a tutti coloro, dai candidati al consiglio comunale a quello di zona, che hanno deciso di dare voce ad una politica di rinnovamento (chi più e chi meno, non esageriamo!).

 

In questo ultimo mese ho parlato con molte persone, dai mercati al gazebo e all’incasellamento.

Milano in questi giorni e tappezzata (e molto anche abusivamente) di manifesti elettorali e sovraffollata di santini di ogni, o quasi, singolo candidato nelle caselle delle lettere, nei marciapiedi e moltissimo nei tergicristalli delle  macchine.

Negli ultimi giorni provvista di zainetto e borsa di plastica ho incasellato per la zona 5 migliaia di volantini e santini. Con me c’era Mauro, un compagno ultra sessantenne di origine toscane che sembra uscito da un racconto, dritto come un fuso, di poche parole … instancabile tutto fare della sezione, , ma di un’umanità come pochi, suonavamo i campanelli “Elezioni comunali, materiale informativo in cassetta, grazie!”per farci aprire i portoni e un po’ chi ci vedeva arrivare ci scambiava per padre e figlia con le borse della spesa (in realtà con del gran materiale elettorale dell’Ulivo).

Nei mercati ho ricevuto molti sorrisi, una buona dose di indifferenza e pure qualche provocazione stupida . Sociologicamente parlando è incredibile come, alcune persone, solo per il fatto che gli allunghi (con molta pacatezza da parte mia) un volantino, si sentono legittimate ad avere degli atteggiamenti di maleducazione (occhiatacce, bocche storte, il classico “per carità”) che in condizioni “normali “ non avrebbero mai. Comunque oramai sono diventata impermeabile, nel senso che non reagisco, anche se alla maleducazione non mi abituerò mai.

Eravamo in tanti …soprattutto negli ultimi giorni, di tutti i partiti … e molti si sentivano un po’ aggrediti da tutta questa concentrazione di “attenzione”.

Tuttavia noi fino all’ultimo non ci siamo stancati perché amiamo Milano e la vogliamo migliore.

Faccio i miei migliori auguri a Stefano per il consiglio di zona 5 e Pier per il consiglio comunale. Loro veramente partono da “nuove prospettive”
Vota l'Ulivo, vince Ferrante, vince MILANO

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martedì, 09 maggio 2006

Approvo e pubblico:

La forza nascosta nei baffi di D’Alema

 

da La Repubblica del 8 maggio 2006, pag. 1

di Francesco Merlo

 

Mettendosi di nuovo a parte, questa volta per far posto a Giorgio Napolitano, D'Alema dimostra

di portare con merito i suoi famosi baffi, di sapere giocare al gioco duro che comporta anche

accettare lo scacco e cedere il passo. Va detto infatti con chiarezza: D'Alema stava per esporsi in una battaglia terribile. Se avesse perso sarebbe diventato il perdente per sempre. E se

avesse vinto l'Italia sarebbe rimasta attaccata ai suoi baffi, ai suoi umori, alle sue ambiguità,

alle mille trame che comunque gli sarebbero state attribuite, presunti inciuci, affari, ombre

cinesi...

 

Dunque non gli sarebbe stato sufficiente vincere, perché avrebbe poi dovuto convincere

gli italiani, e magari diventare finalmente anche simpatico. Imago animi vultus. Massimo DAlema e i suoi baffi, l'arrière pensée che, diceva Sciascia, sempre si intuisce dietro un paio di baffi meridionali, i baffi come maschera ambigua, ma anche come segnale di autocompiacimento, perché i baffi devono essere curati, e sono un vero obbligo narcisista oltre che un tratto da comandante autoritario. E’ vero infatti che i baffi li portavano sia Hitler che Stalin, ma li esibiva anche Charlie Chaplin e sono pure gli attributi tipici del gatto. Disegnandoli sulla Gioconda, Marchel Duchmap, alla fine degli anni trenta fece piazza pulita del Rinascimento e di tutto ciò che ad esso era seguito. Forse nella storia dell'arte iniziò con quei baffi l'epoca moderna della distruzione. Sicuramente da quel momento i baffi sono diventati una parola d'ordine, un semaforo verde per il talento dai significati equivoci, e se oggi l'ormai ex candidato alla presidenza della Repubblica Massimo D'Alema incarna una complessissima antropologia politica riassumibile nei suoi celebri baffi, ebbene, lo si deve obliquamente anche a Duchamp.

 

Insomma, i baffi di D'Alema nella politica italiana sono diventati significativi come la gobba di Andreotti: rimandano, qualificano. Ammiccano, distruggono, sono la vedetta sempre allertata di una sostanza vigorosa, non solo politicamente. E infatti, come la gobba di Andreotti, sono trasversali, tanto nell'amore quanto nell'odio che suscitano. Un giorno, quando si contendevano la segreteria del partito, Veltroni e D'Alema per scherzo si promisero che, se avesse vinto Veltroni, l'uno si sarebbe tagliati e l'altro si sarebbe fatti crescere i baffi. Vinse D'Alema e la tricostoriografia moderna italiana non è cambiata. Ma forse mai le virgole biliose di peli si sarebbero adattate al buonismo. Disse una volta D'Alema a proposito delle barbe talebani: “Il cammino dell'umanità è pieno di efferatezze commesse dai visi sbarbati”. Si può

perdere il vizio senza perdere il pelo? Comunque sia, quei baffi sonori rimasti al loro posto, si sono incanutiti, hanno acquistato fascino e hanno arricchito la leggenda trasversale dell'uomo di carattere che piace alla destra perché con la politica tiene buoni i cani dell'ideologia e con l'intelligenza soddisfa la dura necessità delle cose, si tratti di Giustizia da ridimensionare, di Mediaset da proteggere o di far posto a qualcun altro, si chiami Bertinotti o Napolitano. A Giuliano Ferrara D'Alema ricorda il Craxi di ferro, il realista spregiudicato, di quelli che nella repubblica di Weimar avrebbero fatto sparare agli spartachisti. A Vittorio Feltri piace perché è un celodurista, uno che non si fa mettere sotto scopa e, a differenza di Berlusconi, schiaccerebbe come vermi gli alleati che io volessero tenere in ostaggio.

 

Al contrario a sinistra c'e chi rimprovera a D'Alema l'uso della furbizia come sottomarca dell’intelligenza. Dicono che è un lupo a guardia degli agnelli, ed è lungo l'elenco delle presunte vittime dei diabolici compiotti e voltafaccia dalemiani: Occhetto, Prodi, Di Pietro,

Marini, Cofferati, lo stesso Berlusconi...

 

Sono dunque trasversali i baffi di D'Alema, intanto perché sono baffi da macho di Gallipoli appunto, che non si arrende mai e che, da vero uomo del Sud, sa pure dimettersi, i baffi nel sud li portano i machissimi, i carabinieri indigeni, e i cristiani di sostanza. E se dunque, all'ultimo momento, D'Alema ha fatto l'inchino al più saggio Napolitano, non è stato certo per paura di offrire il petto ai franchi tiratori. Un uomo con i baffi sa darsi al vento. Non è solo

con la famosa Ikarus che D'Alema si permette le manovre smodate e gli azzardi nerboruti che scandalizzano anche i velisti più coraggiosi. E lo stesso D'Alema che, presidente del Consiglio,

annunziò che avrebbe vinto le elezioni regionali con dieci punti di distacco. Si sa come andò a finire: perse le elezioni, si dimise, e per nove mesi si esiliò dalla politica, dalle interviste, dalla ribalta. Una parentesi di silenzio e di meditazione?

 

No. Quando tornò, era la vigilia di Natale del 2000, si presentò ai soliti giornalisti del Transatlantico e spavaldamente disse in tono semiserio: 'Ho smesso di fare politica e ho cominciato a fare gli addominali. Adesso ne faccio cinquecento al giorno. Ho uno stomaco di ferro. Vi seppellirò tutti". Era, ancora una volta, il D'Alema di sempre, quello che si mise a studiare e imparò l'inglese in pochi mesi, impegnandosi come un ragazzino nei ritagli di tempo

con un paziente professore che lo seguiva a Botteghe Oscure. Ed è lo stesso D'Alema che, come tanti anni fa raccontò al cronista la moglie Linda Giuva, smise di comprare i vestiti a peso all'Oviesse e si mise nelle mani del sarto napoletano di Claudio Velardi. E si fece confezionare pure le camice. Diligentemente divenuto un uomo elegante, con allegria si prestò alla leggenda nera delle scarpe fatte a mano per un milione e mezzo di lire, suscitando un dibattito accanito e memorabile che, ai di là della verità e delle smentite, fu forse il più interessante tra i tanti blabla intellettuali d'Italia, perché fu il primo vero dibattito sul moralismo, sull'estetica postcomunista, sulla destra e sulla sinistra alla fine delle ideologie, sul dalemismo insomma come nuova categoria dello spirito italiano.


D'Alema è un uomo che non conosce la modica quantità, cerca le prestazioni record, e dunque non ha mai la faccia tranquillizzante, neppure nelle scelte riformiste e moderate che in politica va facendo ormai da due decenni. La faccia di D'Alema si acciglia e si impermalosisce facilmente e di nuovo introduce nel povero dibattito nazionale tutta la ricchezza espressiva della scienza fisiognomica. E’ la faccia che capisce e che prevede, che tollera e che consola, ma è anche la faccia che è sopravvissuta alla trincea comunista. Solo una faccia provata da un lungo bombardamento può incutere paura perché è la faccia che sta a guardare e ad osservare per cibarsi degli errori degli altri, la faccia estremista di un vero moderato. Un giorno d'agosto del 2003, con un'intervista al “Corriere della Sera”, spiegò di essere d'accordo con Romano Prodi. Ma i giornalisti, che, anch'essi come tutti, lo amano e lo odiano, scrissero che era sicuramente vero il contrario, scrissero che era cominciata la seconda puntata dello

scontro obliquo tra Prodi e D'Alema. Dario Franceschini, che porta nella politica una sensibilità letteraria, davanti ai cronisti gli chiese: "Chissa perché, Massimo, ogni volta che dici qualcosa,

tutti si chiedono dove sia la fregatura”. Ed ecco la risposta che gli diede d'Alema: “E’ perché sono più intelligente di voi e per un riflesso tipico della cultura contadina si diffida sempre di chi e più intelligente”. Mezzo sconfitto e mezzo vincente, D'Alema ha dato prova che l'unico modo di essere intelligente è quello di schiaffeggiare la propria intelligenza, di tramortirla e persino di mortificarla. Nella storia d'Italia, la scelta del capo dello Stato - andrebbe detto

chiaramente - quasi sempre è il momento più basso e meno intelligentemente kantiano della vita politica, il momento nel quale vengono fuori i suoi caratteri peggiori, quando le ambizioni sono costrette a muoversi nell’ombra, malcelate dietro cumuli di ipocrisia e il mercato si svolge al riparo di ogni controllo democratico, da ogni reale rapporto con l’opinione pubblica.


Non c’è nessuno che dice: “Vorrei fare il presidente, credo di avere le qualità adatte”. E tutti hanno paura di bruciarsi. L’oscurità sporca ogni trattativa, nessuno si fida di nessuno, si inventano candidati civetta, le promesse di voto sono trappole, si punta su qualcuno per farlo impallinare, non c’è nulla di chiaro, di laico. Ebbene, D’Alema si consoli: è molto intelligente avere evitato all’Italia un ennesimo lungo spettacolo di fuoco e di ghiaccio

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categoria:politica
venerdì, 05 maggio 2006

Questo Blog sostiene Massimo D'Alema for president

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domenica, 30 aprile 2006

Fuori luogo

il commento di Bruno Ferrante, candidato sindaco a Milano, sull'invito dei sindacati alla Moratti per il corteo milanese del Primo Maggio: "Non mai visto i padroni sfilare con i lavoratori. La presenza del ministro al primo maggio è una provocazione», ha detto ieri Bruno Ferrante, precisando che «con il termine "padroni" mi riferivo semplicemente a un dato di fatto, Moratti appartiene all'ambito dei datori di lavoro».

Più opportuno sarebbe stato sottolineare da parte di Ferrante che «Si va a una manifestazione quando se ne condividono i valori. È vero, mi ero detto favorevole alla presenza della signora Moratti al 25 aprile. Ma nei giorni successivi il ministro ha siglato un'alleanza elettorale con la Fiamma Tricolore. Per partecipare al corteo della Liberazione bisogna almeno condividere i valori dell'antifascismo». Secondo Ferrante, l'adesione così sentita di Moratti al corteo del primo maggio nasconde una strumentalizzazione: «La candidata del centrodestra spera nei fischi per aumentare il consenso».

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categoria:diario
sabato, 29 aprile 2006

Del discorso di Bertinotti, nuovo presidente della Camera

sostanzialmente ho apprezzato molto due passaggi:

"Vorrei che facessimo tutti, tutti insieme un pellegrinaggio, il pellegrinaggio che Calamandrei indicava ai giovani". E lo cita: "Il pellegrinaggio dove è nata la Costituzione, dove caddero i partigiani, dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà. Lì è nata la nostra Costituzione, la nostra irriducibile scelta di pace, lì c'è l'origine delle nostre radici".

e
"Vorrei che questo fosse il viatico per i lavori di quest'assemblea in cui ognuno si riconosca". Su questa stessa linea, poco prima aveva indicato Marzabotto come il luogo dove "idealmente vorrei si tenesse quest'assemblea, in quella collina anegata nel verde in cui si ricorda l'orrore". Quelli, insiste, sono i luoghi dove "c'è l'origine della nostra Repubblica, e dove dobbiamo trovare le radici e la forza per progettare il futuro dell'Italia, dell'Europa e del mondo."

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sabato, 29 aprile 2006

Piero Calamandrei, chi era costui?        calamandrei

Dopo essersi laureato in giurisprudenza a Pisa nel e nel 1915 fu nominato professore di procedura civile all'Università di Messina. Successivamente (1918) fu chiamato all'Università di Modena per poi passare due anni dopo a quella di Siena ed infine, nel 1924, scelse di passare alla nuova facoltà giuridica di Firenze, dove ha tenuto fino alla morte la cattedra di diritto processuale civile.
Prese parte alla Prima guerra mondiale come ufficiale volontario combattente nel 218° reggimento di fanteria; ne uscì col grado di capitano e fu successivamente promosso tenente colonnello, ma preferì uscire subito dall'esercito per continuare la sua carriera accademica.
Politicamente schierato a sinistra, subito dopo la marcia su Roma e la vittoria del fascismo fece parte del consiglio direttivo dell' Unione Nazionale fondata da Giovanni Amendola. Manifestò sempre la sua avversione alla dittatura mussoliniana e durante il ventennio fascista fu uno dei pochi professori che non ebbe né chiese la tessera del Partito Nazionale Fascista continuando sempre a far parte di movimenti clandestini, ad esempio collaborando alla testata Non mollare. Contrario all'ingresso dell'Italia nella Seconda guerra mondiale a fianco della Germania, nel 1941 aderí al movimento Giustizia e Libertà ed un anno dopo fu tra i fondatori del Partito d'Azione insieme a Ferruccio Parri, Ugo La Malfa ed altri. Celebre in questo periodo fu un discorso che egli indirizzò agli studenti milanesi, che Calamandrei invitò ad abbandonare Benito Mussolini ed a schierarsi con i partiti democratici. Nel 1940 fu, insieme a Francesco Carnelutti ed a Enrico Redenti, uno dei principali ispiratori dei Codice di procedura civile, dove trovarono formulazione legislativa gli insegnamenti fondamentali della scuola di Chiovenda. Si dimise da professore universitario per non sottoscrivere una lettera di sottomissione al duce che gli venne chiesta dal Rettore del tempo.
Nominato Rettore dell'Università di Firenze il 26 luglio 1943, dopo l'8 settembre fu colpito da mandato di cattura, cosicché esercitò effettivamente il suo mandato dal settembre 1944, cioè dalla liberazione di Firenze, fino all'ottobre 1947.
Principe del foro della sua città dal 1946 fino alla morte, nello stesso anno fu membro della Consulta Nazionale e dell'Assemblea Costituente in rappresentanza del Partito d'Azione. Partecipò attivamente ai lavori parlamentari come componente della Giunta delle elezioni della commissione d'inchiesta e della Commissione per la Costituzione italiana.
Quando il Partito d'Azione si sciolse, entrò a far parte del Partito Socialdemocratico Italiano, con cui fu eletto deputato nel 1948. Contrario alla «legge truffa» votata anche con l'appoggio del suo partito, nel 1953 prese parte alla fondazione del movimento di Unità popolare con il vecchio amico Ferruccio Parri, che, nonostante l'esiguo risultato ottenuto, fu decisivo affinché la Democrazia Cristiana e i partiti suoi alleati non raggiungessero la percentuale di voti richiesta dalla nuova legge per far scattare il premio di maggioranza.
Accademico nazionale dei Lincei, direttore dell'Istituto di diritto processuale comparato dell'Università di Firenze, fu direttore della Rivista di diritto processuale, de Il Foro toscano e del Commentario sistematico della Costituzione italiana. Non erano queste le sue prime esperienza giornalistiche: nell'aprile del 1945 aveva infatti fondato il settimanale politico-letterario Il Ponte.
Nella narrativa dell'epopea Partigiana questa poesia di Piero Calamandrei è tra le più celebri 


              Ora e Sempre Resistenza!
               LO AVRAI 
               CAMERATA KESSELRING* IL MONUMENTO 
               CHE PRETENDI DA NOI ITALIANI 
                MA CON CHE PIETRA SI COSTRUIRÀ 
                A DECIDERLO TOCCA A NOI
                NON COI SASSI AFFUMICATI
                DEI BORGHI INERMI STRAZIATI DAL TUO STERMINIO 
                NON COLLA TERRA DEI CIMITERI 
                DOVE I NOSTRI COMPAGNI GIOVINETTI 
                RIPOSANO IN SERENITÀ 
                NON COLLA NEVE INVIOLATA DELLE MONTAGNE 
                CHE PER DUE INVERNI TI SFIDARONO 
                NON COLLA PRIMAVERA DI QUESTE VALLI 
                CHE TI VIDE FUGGIRE 
                 MA SOLTANTO COL SILENZIO DEI TORTURATI 
                 PIÚ DURO D'OGNI MACIGNO 
                 SOLTANTO CON LA ROCCIA DI QUESTO PATTO 
                 GIURATO FRA UOMINI LIBERI 
                 CHE VOLONTARI S'ADUNARONO
                 PER DIGNITÀ NON PER ODIO 
                 DECISI A RISCATTARE 
                 LA VERGOGNA E IL TERRORE DEL MONDO 
                 SU QUESTE STRADE SE VORRAI TORNARE 
                 AI NOSTRI POSTI CI TROVERAI 
                 MORTI E VIVI COLLO STESSO IMPEGNO 
                 POPOLO SERRATO INTORNO AL MONUMENTO 
                 CHE SI CHIAMA ORA E SEMPRE RESISTENZA

 

 


*Albert Kesselring, che durante il secondo conflitto mondiale fu il comandante della forze del Terzo Reich in Italia, venne condannato a morte nel processo di Norimberga per i numerosi eccidi che l'esercito nazista aveva commesso nel nostro paese (Fosse Ardeatine, Marzabotto ed altre). Successivamente la condanna fu tramutata in ergastolo ma egli venne rilasciato nel 1952 per le sue gravi condizioni di salute, che gravi in realtà non erano perché l'ex gerarca avrebbe infatti vissuto per altri otto anni o poco più.

Tornato libero, Kesserling disse che non era pentito di ciò che aveva fatto ed anzi dichiarò che gli italiani, per il bene che aveva fatto, avrebbero dovuto fargli un monumento. In risposta a questo commento Piero Calamandrei scrisse la celebre poesia "Lo avrai, camerata Kesselring...", il cui testo venne posto sotto una lapide ad ignominia che il comune di Cuneo ha dedicato a Kesserlring
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venerdì, 28 aprile 2006

Veramente imbarazzante ...

Lo scrutinio va per le lunghe... pare che Andreotti non si sia mai alzato dal suo scranno (sarà ancora vivo?). C'è poco da scherzare, di solito a quest'ora Levi Montalcini, Scalfaro ... insomma queste giovanotte e giovanotti sono nella loro fase rem di sonno profondo ...

Brogli

Tanto per cambiare, dal centrodestra proclamano irregolarità nella votazione

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venerdì, 28 aprile 2006

Marini presidente del Senato

Al secondo scrutinio ha raggiunto i 162 voti necessari, opla!

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martedì, 25 aprile 2006
25aprile25 aprile: Buona Liberazione a tutti!

Aldo dice 26 x 1
Testo del telegramma diffuso dal Clnai indicante il giorno [26] e l'ora [1 di notte] in cui dare inizio all'insurrezione

A tutti i comandi zona.
Comunicasi il seguente telegramma: ALDO DICE 26 x 1 Stop Nemico in crisi finale Stop Applicate piano E 27 Stop Capi nemici et dirigenti fascisti in fuga Stop Fermate tutte macchine et controllate rigorosamente passeggeri trattenendo persone sospette Stop Comandi zona interessati abbiano massima cura assicurare viabilità forze alleate su strade Genova-Torino et Piacenza-Torino Stop 24 aprile 1945
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lunedì, 24 aprile 2006

I bambini del Nepal   nepal

Caro Beppe*, Cari Italians**,
sono un italiano in Nepal, dove mi occupo di coordinamento di programmi internazionali per una ONG locale (www.helpnepal.org), stiamo vivendo una situazione di particolare crisi che, pur trovando l'attenzione di alcuni operatori internazionali o istituzionali, si scontra con un frastornante silenzio della stampa europea.
I pochi articoli sul Nepal comparsi sui maggiori quotidiani italiani, anziché portare all'attenzione i morti causati dallo scontro fra potere istituzionale e sedicenti maoisti o gli occhi dei bambini orfani e compravenduti nel raccapricciante mercato della prostituzione infantile e dei "pezzi di ricambio", preferivano documentare la recente festa in cui Santoni provenienti da tutto il subcontinente si ritrovavano al tempio di Pashupati.
La foto che vi allego (oggi nella DODICESIMA LETTERA, ndr ) è stata scattata in un centro d'accoglienza per bambini orfani, che hanno visto uccidere i loro genitori dai maoisti o dall'esercito e che ora sono sfollati, "rifugiati interni".
Spero che qualche lettore possa aiutarci nel nostro progetto: creare un centro polifunzionale che raggruppi i programmi esistenti e funga da struttura comune per alcune ONG nepalesi, fornendo in questo modo un aiuto più efficace, costante e duraturo.
Per "adottare" l'intero progetto, per dare un futuro a centinaia di bambini, bastano circa 3.000 euro al mese. Un importo che, per un'azienda, potrebbe anche essere un ottimo investimento: il Centro avrebbe il nome del donatore e il ritorno d'immagine sarebbe molto premiante.
Potrebbe, inoltre, rappresentare un'ottima opportunità per inserirsi in un mercato ricco di potenzialità, se l'imprenditore avesse interesse in prodotti di altissima qualità, quanto a materia prima e lavorazione, quali ad esempio maglieria in cashmere, moda, tappeti, argento, che stiamo cercando di promuovere a livello internazionale come prodotti sia di lusso sia "certificati" equi e solidali.
Per chi sa e vuole vederle, ci sono infatti tante concrete opportunità per fare impresa contribuendo al recupero di questi bambini e di tutto il Paese.
Noi e tutto il materiale relativo siamo a disposizione di chi fosse interessato, senza impegno, con tutto il cuore.


Cesare Zavalloni***,
cesare.zavalloni@helpnepal.org

(Risposta di Beppe Severgnini) 

Caro Cesare,
situazione allarmente e richiesta chiara, motivata chiaramente. Risposta altrettanto chiara: se ritieni che possiamo dare una mano, volentieri. Aggiungo: non possiamo intervenire sul forum ogni volta che qualcuno ce lo chiede - diventerebbe presto inutile (conosci l'espressione "compassion fatigue"?) - ma quando càpita l'occasione giusta, perché no? E' accaduto nel 2003 coi bambini del Brasile (favela della Rocinha a Rio) e nel 2005 con quelli di Tondo/Manila (Filippine). Qualche Italian starà pensando: come scegliere, in mezzo a tante necessità? Risposta: caso e naso. Al massimo, si sbaglia: ma la coscienza è a posto. E poi gli Italians storici come te, Cesare, non hanno mai deluso...

Dunque: i primi mille dollari li metto io (vorrà dire che metterai il logo di "Italians" sulla porta di un bagno!). Mi auguro poi che qualche azienda italiana voglia intervenire nei modi che proponi. Alcune - non tutte - in Asia hanno qualcosa da farsi perdonare; e difficilmente si faranno vive. Altre, invece, hanno portato lavoro (dignitoso), e contribuito al benessere locale. Tra queste, magari, qualcosa salta fuori per www.helpnepal.org. I prodotti di cui parli, in Occidente, hanno mercato.

Chiudo citando una frase di una giovane semiologa che ho intervistato questa settimana per "Severgnini alle 10" (Sky Tg24). Si chiama Valentina Pisanty, e ha scritto: "Non è che siamo particolarmente cattivi. E' che quando un problema sembra troppo enorme per essere affrontato, subentra lo conforto e scatta un meccanismo di autodifesa che sfocia nell'indifferenza e nel fatalismo." E' così: e dobbiamo impedire che succeda.

Tienici informati, dottor Zavalloni, mi raccomando.

* Beppe Severgnini
** Italians è la rubrica di Severgnini sul Corriere della Sera
*** Cesare Zavalloni è un volontario di 26 anni

postato da: rosselli alle ore 10:03 | Permalink | commenti
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